Il paggio e la Sorte

TANTE STORIE

Sul Palio di Siena si possono narrare tante storie e tante ne son state già raccontate nel corso degli anni. Sembra che prima o poi debbano esaurirsi ma due volte all'anno la RAI riesce a mettere in piedi una lunga trasmissione sul Palio che in molti snobbano e criticano ma che, invece, è costruita sempre con eleganza e raffinatezza. Due sole le note stridenti. La prima riguarda la cronaca della Carriera: perché non farla fare a qualcuno che è specializzato nel commentare le corse dei cavalli? Non se ne può più di sentire i soliti "... e corre, corre verso il Casato!" Perché, che dovrebbe fare, volare? Si, perché immancabilmente chi è in testa "... vola, vola verso San Martino ...". La seconda è una novità di quest'anno, con un inviato speciale (ma non molto) che a Luglio girava per le stanze dei nobili palazzi di Piazza del Campo e, in agosto, è stato relegato di fronte al Duomo: forse perché nessuno più lo tollerava in casa sua. Bene: il prossimo anno lo vogliamo ancora il giorno del Palio. Ma a Poggibonsi e senza microfono! 

L'emittente Canale 3 Toscana, da anni ormai, occupa il palinsesto televisivo con "96 ore di Palio", una diretta quasi non-stop da prima della Tratta a dopo il Palio. Grazie a Toscana Channel, il satellite porta in casa anche di chi non abita a Siena e dintorni (canale 843 di Sky, ma anche in streaming su internet) queste trasmissioni che ci fanno rotolare come un barbero verso il Palio. Da quella burlesca che vede a tavola Andrea Degortes - Aceto con i altri vari ospiti, a quella notturna dove Cianchino, uno dei grandi fantini del Palio, parla delle prove e dei suoi protagonsti. Nel mezzo, una bella trasmissione narrante i dietro le quinte del Palio, le manifestazioni culturali e le iniziative sociali realizzate a Siena e dintorni. In prima linea un attore fiorentino di nascita, Massimo Reale, che del cavallo è un ammalato grave. Ha vissuto e vive l'ippica (montando anche in corsa come cavaliere dilettante) e ama smisuratamente il Palio. Solo chi è dentro la Festa, può raccontarla con così tanta emozione che viene poi trasmessa ai telespettatori anche grazie a un montaggio accurato e da un'ottima regia, di Massimo anche questa. Mirabile, questa volta, il documentario realizzato sulle bandiere di Siena. Bravo

MENO MALE AVEVA VINTO

L'anno passato, in luglio, la Civetta era ancora la Nonna di Siena e la sfortuna si accanì contro di lei dovendo rinunciare al Palio per l'infortunio del suo cavallo, Iesael, durante le prove. Per fortuna l'Assunta portò il Cencio in questa Contrada grazie a Istriceddu e a Brio perchè anche quest'anno due eventi sfortunati sono capitati proprio ai rosso - neri listati di bianco. Durante la cena della Prova Generale un pezzo di travertino si è staccato da un balcone ed è caduto sui tavoli apparecchiati colpendo alla testa Alain Enphoux, 77enne capo delegazione del comune di Avignone gemellato con quello di Siena. Nonostante un disperato intervento chirurgico Enphoux è morto nella notte.

Come se non bastasse, al termine del corteo storico in Piazza, al momento della sbandierata finale, l'alfiere della Civetta ha lanciato tra gli ultimi la sua bandiera in alto ma, probabilmente, un soffio di vento l'ha sospinta verso il pubblico e l'asta ha ferito una turista ed è stato necessario l'ingresso in Piazza dell'ambulanza.

IL DRAPPELLONE E' FORTUNATO

Anche il Palio, inteso come il "Cencio", l'oggetto del desiderio di tutti i senesi, ogni anno per due volte all'anno, attira consensi e/o polemiche. Così, dopo che a luglio l'incarico era stato affidato a un artista musulmano, Alì Hassoun, da anni residente a Siena (e che aveva dipinto il Palio dedicato alla Madonna di Provenzano senza l'ombra di un cavallo...), questa volta si è tornati al super classico, che poi è quello che raramente delude. Il Palio era dedicato a Lorenzo Di Pietro detto Il Vecchietta, nel sesto centenario della sua nascita dipinto da Francesco Forunato. Stupendo il blu del cielo che sfuma nell'oro della zona di passaggio tra questo e la terra dove galleggiano 17 isole a forma di Siena, una per Contrada, perché ciascuna Contrada è una piccola città nella città. Fin troppo facile "leggere" tra i colori una premonizione: l'oro e il giallo parlavano per la Tartuca. Questa volta è stato per lei proprio un Palio Fortunato.

LA SORTE E IL RAGAZZINO

Il Palio è un misto di abilità, strategia e fortuna. Mettete questi incredienti nel mixer a forma di conchiglia che è la Piazza del Campo, agitate bene ed ecco servito il vincitore del Palio. Impossibile quantificare quanto influisca percentualmente l'abilità dei Capitani delle Contrade nel tessere rapporti durante l'anno e nei giorni del Palio, ma tutte queste trame possono esser buttate all'aria dalla fatalità. Perché, poi, alla fine dei conti, ci vuole soprattutto molta buona sorte per conquistare l'ambito Cencio. Fortuna che la corsa si svolga favorevolmente, che l'estrazione regali una posizione buona alla mossa ma, soprattutto, che il cavallo sorteggiato sia di quelli che vanno forte sul tufo.

Già, perché alla fine quello che conta a Siena è avere un buon cavallo per il Palio: è lui l'oggetto del desiderio, è lui il protagonista, è lui l'essere più amato e coccolato (sempre, e non solo nei giorni della Festa, checché ne dicano ministri disinformati!). Il Palio lo può vincere il cavallo scosso ma non il fantino di corsa e neppure i contradaioli. Pertanto, il momento chiave ai fini della vittoria, è quello della Tratta, cioè del sorteggio dei cavalli dopo che i Capitani hanno scelto i 10 giunti alle batterie che si svolgono quattro giorni prima del Palio. Anche questa volta, il 13 agosto, una trentina di cavalli hanno dato vita alle quattro batterie, più una di recupero, dalle quali sono usciti i 10 cavalli da assegnare alla Tratta.

Nomi noti e nuovi in Piazza per guadagnarsi un posto tra i dieci. Tra i più famosi la ormai "bianca" Fedora Saura, regina a luglio nella Selva Vogliosa, e Istriceddu che ha consentito nell'agosto dell'anno passato il ringiovanimento di una Civetta oggi più Briosa. Le due star facevano parte della terza batteria e mentre la nevrile Fedora (forse un po' troppo tirata in questa circostanza) raggiungeva i canapi, al suo passaggio i bambini senesi le battevano le mani e le rivolgevano il loro incitamento. Il moro Istriceddu passeggiava serafico accanto a lei che, come un campione di Formula 1, portava come numero identificativo proprio l'1, per di più impresso in nero per essere ben visibile sul canuto mantello. Per Fedora e Istriceddu la batteria è una formalità: la grigia parte lenta con il canape che le finisce tra i piedi ma non è certo questo che le impedisce di essere scelta. Lui, Istriceddu, fa qualche cosa in più ma forse solo per stemperare gli ardori.

Dopo che l'atteso temporale scarica con violenza la sua pioggia rabbiosa, inizia con un paio d'ore di ritardo il sorteggio per formare le accoppiate cavallo - Contrada. La cerimonia ha la sacralità di una funzione religiosa: Maurizio Cenni (al suo ultimo Palio da Sindaco) mostra tutti i biglietti che riportano numeri e nomi delle Contrade prima di inserirli nelle capsule anonime che due paggi inseriscono nelle due urne trasparenti poste alle estremità del lungo tavolo. Ecco così individuato il vero artefice della vittoria di questa o di quella Contrada. E' proprio lui, questo ragazzino che avrà si e no 11 o 12 anni. E' serio, compreso nella parte. Chissà come si chiama, qual è la sua Contrada, di quali colori è dipinto il suo cuore. E' impassibile, forse non è senese ... ma si, lo è per forza ed è calato nella sua parte, ma non recita. E' spontaneamente serio, misurato, compassato. Chissà perché hanno scelto proprio lui per estrarre dall'urna equina i bigliettini che corrispondono ai nomi degli altri attori, quelli a quattro gambe. Il Palio è nelle sue mani e, forse, lo sa bene: è lui la Sorte. Estrae la capsula, con passi sempre uguali la porta al Sindaco che la apre e mostra al popolo il numero declamandolo ad alta voce. Lui, il paggio, si è però già riportato vicino all'urna. Non un sorriso, non una smorfia man mano che i numeri e i cavalli vengono estratti. Dopo due cavalli esordienti il paggio tira fuori la capsula che contiene il numero 1, quello associato a Fedora Saura. La piazza, ancora umida di pioggia, rumoreggia. Adesso l'attenzione si sposta sull'altro ragazzino, che ha un ruolo complementare perché il cavallo è già fuori: vediamo a chi tocca. "Valdimontone!" e i fazzoletti rosa e gialli saltan per aria mentre quelli rossi e blu del Nicchio son già usciti dalla Piazza con la coda tra le gambe del loro Mocambo, un esordiente. Altre due estrazioni con poca emozione e che non rendono felici Giraffa e Selva e poi il paggio tira fuori il nome di Istriceddu. Sono ancora 5 le Contrade in gioco, la metà. La tensione prende corpo. Da che parte andrà Istriceddu, chi porterà nella propria stalla lui, il vincitore nell'agosto 2009. "Tartuca!" la Piazza si tinge di giallo e blu, l'entusiasmo è incontenibile, il barbaresco pone alla testiera del cavallo la coccarda della Contrada per la quale Istriceddu si batterà correndo il 16 agosto. Gli altri sorteggi completano il campo e solo il Bruco, ultimo rimasto gioisce per aver avuto Elfo di Montalbo dalla sua.

Le chiarine che avevano aperto la cerimonia, squillano di nuovo per dire "E' finita, adesso è Palio". Le autorità tornano in Comune, e anche l'imperturbabile paggio lascia il palco. Non l'accenno di un'espressione diversa anche se la tensione si è allentata. Nei suoi ricordi questi momenti resteranno indelebili perché lui è stato la buona Sorte nel Palio dell'Assunta di quest'anno. (18 agosto 2010)