Voglia di Palio

SIENA 2 LUGLIO 2009: PALIO DI PROVENZANO
Afa e temporali, reali o solo in forma di minacce, attraverso sordi brontolii e lontane saette. Questa la cornice ai giorni del Palio di Provenzano, a Siena, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Solo a un osservatore molto superficiale potrà sembrare che ogni Palio assomiglia al precedente perché, in realtà, è proprio l’esatto contrario e ciascuno rappresenta un evento unico e irriproducibile.
 

LA NONNA SFORTUNATA
La Contrada nonna è quella che in ciascuna Carriera manca l’appuntamento con la vittoria da maggior tempo. Questa volta era la Civetta che non porta il Cencio in contrada da 30 anni esatti. Grandi aspettative quindi attendevano Iesael e il suo fantino Andrea Mari detto Brio. Tutto bene fino alla prova generale, la sera del 1° luglio quando, uscendo per la prima volta dalla curva di San Martino, Brio ha fermato subito ed è sceso da Iesael che era rimasto vittima di infortunio all’anteriore destro. Ovvia la disperazione dei contradaioli della Civetta che hanno lasciato in lacrime Piazza del Campo. Grande rispetto da parte di tutte le altre Contrade che sono uscite dalla Piazza senza intonare i consueti canti propiziatori. Perché tutti, a Siena, in queste circostanze sono solidali e portano grande rispetto per la Contrada che non potrà partecipare al Palio. Per la cronaca il cavallo è stato operato dal dottor Ciampoli e non corre rischio di vita.
 

GIA’ DEL GINGILLO
Inutile dire, sono loro i nomi del momento in Piazza di Siena. Già del Menhir è un castrone di 7 anni a fondo inglese, appartiene a Massimo Coghe, noto nel Palio con il nome di Massimino. Il figlio di Approach the Bench ha disputato tre Carriere: ha debuttato vincendo con l’Istrice nel luglio 2008, ha corso senza fortuna il Palio d’agosto 2008 con la Torre e ha vinto con la Tartuca quello disputato pochi giorni fa. Due vittorie su tre partecipazioni hanno già reso un mito questo serafico sauro, capace di restare statuario dietro il canape nell’ora che ha preceduto la partenza del Palio. Al primo San Martino era già in vantaggio e ha chiuso subito la partita. In groppa a cotale destriero, un altro elemento che viaggia sulla cresta dell’onda: Giuseppe Zedde detto Gingillo. Per lui, ventisettenne nato a Siena, questa era la decima partecipazione al Palio di Siena e la seconda vittoria consecutiva, dopo quella ottenuta nell’agosto 2008 con Elisir di Logudoro per il Bruco, Contrada per la quale aveva debuttato nell’agosto 2002. Era la prima volta che veniva ingaggiato dalla Tartuca e, probabilmente, non sarà neanche l’ultima. Per Gingillo anche i successi nei Palii di Asti (2004 - 2008) e Legnano (2007). Giuseppe Zeppe è anche titolare di colori di scuderia nelle “regolari” e il suo Guglielmo Tell se la cava abbastanza bene negli ippodromi toscani.

IN SU E IN GIU’
Camminare a Siena per un paio di giorni lascia il segno. Per chi abita in territorio pianeggiante i sali scendi per le magnifiche vie del centro storico sono inevitabile fonte di dolore muscolare. Quando i senesi si spostano in centro, dicono che vanno “in su o in giù”. Planimetricamente la centralità indiscussa della città è rappresentata dalla Piazza del Campo. Altimetricamente, invece, dipende dalla Contrada di riferimento. Per esempio, gli Ocaioli dicono “Si va in su”, visto che il luogo centrale della loro Contrada è la chiesa di Santa Caterina che è posta più in basso rispetto alla Piazza. Al contrario, i contradaioli dell’Istrice, quando vanno nella stessa direzione, dicono “Si va in giù” perché dalla Porta di Camollia il tragitto verso Il Campo è in discesa. Ovviamente gli aggettivi sono invertiti quando dal centro si ritorna a casa: quello che è certo è che a Siena si cammina sempre molto!

 

VOGLIA DI PALIO
Quando uno si mette in testa di voler fare una cosa e se questa testa è particolarmente dura e la persona determinata, alla fi
ne riesce nell’intento. Se uno ha così tanta Voglia di correre il Palio di Siena, anche se è un fantino da gruppo 1, alla fine al Palio ci partecipa. Così Silvano Mulas, dopo averci provato lo scorso anno, aver vinto a Fucecchio e Legnano, è riuscito a entrare tra i canapi del Palio più bello, quello di Siena. E il suo nome di battaglia non poteva essere che questo: Voglia! La cavalla assegnata dalla sorte alla Contrada dell’Onda, Insomma, è stata tale e quale al proprio nome. Nelle prove ha messo a dura prova Silvano che ha dimostrato grande abilità in sella e, nonostante le vistose sgroppate durante le prove, non si è mai scomposto lasciando le redini lunghe. Voglia ha avuto gli occhi di Siena puntati addosso e tutti hanno avuto parole di lode per le sue capacità. Nel Palio il suo divertimento, però, è durato ben poco visto che alla mossa valida Insomma è partita bene, è arrivata con i primi a San Martino ma al primo Casato è stata subito rallentata da Voglia, evidentemente per un infortunio. La prima esperienza è andata così, ma Silvano Mulas detto Voglia sarà uno dei protagonisti anche nei prossimi Palii, magari già fin dal 16 agosto prossimo.
 

LA PROVA GENERALE
Le prove che precedono il Palio servono per testare i cavalli che la sorte ha affidato a ciascuna Contrada e anche per creare quella sinergia e affiatamento tra cavallo e cavaliere. Quest’anno la prima prova (29 giugno) è saltata per la pioggia, quella del mattino successivo è slittata di un paio d’ore mentre le altre si sono disputate secondo gli orari previsti. Ma, tra le prove, quella più importante è la generale, che si corre la sera prima del Palio. La Piazza è affollata quasi come il giorno dopo, tribune e palchi sono occupati dai contradaioli molti dei quali, il giorno dopo, seguiranno il Palio in televisione. Il Palio è bello visto da ogni angolo della Piazza, ma dall’alto ha una suggestione in più. qualche privilegiato può aver l’onore di esser inviato per la prova generale ad affacciarsi dalla finestra di uno dei palazzi più antichi, se non il più antico, che danno sulla Piazza, posto proprio alla Mossa.

Padrone di casa Ranieri Pannocchieschi d’Elci che ospita gli amici per la prova generale. La sua Contrada è quella dell’Oca, nella quale il nonno (a partire dal 1898) e il padre sono stati Capitani vincendo complessivamente 8 Palii. Cimeli di questi trionfi sono appesi alle pareti di questa nobile dimora e lo sguardo scorre da queste cornici alla Piazza del Campo nel rettangolo della finestra, e non sai più dove guardare. Scoppia il mortaretto, entrano i cavalli sul tufo, la Mossa vista a perpendicolo dalla finestra, i fantini che provano il percorso. L’uscita dalla Piazza e poi tutti in Contrada per la cena di strada che, nonostante uno scroscio di pioggia, si svolge ugualmente. E domani è Palio.

RUMORI
Il Palio di Siena si può vedere centinaia di volte in televisione, ma quello che le immagini non potranno mai trasmettere, sono i suoi rumori. Gli inni delle Contrade, i cori, gli sberleffi verso le nemiche: questi canti accompagnano i movimenti dei “popoli” di Siena, quando arrivano con i cavalli in Piazza, quando li riportano alla stalla, alla cena della prova generale. Ogni momento è buono per cantare. Le prime strofe le canta uno solo o pochi, poi la massa si unisce in una sola, potente voce. I tamburini e le chiarine, sono la base ritmica e melodica del Palio. La grande conchiglia fa da cassa armonica durante il corteo storico che precede la corsa, mentre i rintocchi del Campanone martellano il tempo e poi lo sparo del mortaretto. Lo sai che sta per avvenire ma ti sorprende e ti fa venire un colpo ogni volta. Quello che più impressiona, però, è un rumore strano che si materializza non appena il Mossiere (anche quest’anno Giorgio Guglielmi) riceve la busta che riporta l’ordine segreto d’ingresso tra i canapi. A quel punto sulla Piazza scende un silenzio irreale, si sente quasi lo strappo della busta, e tale mantello cala e rimane sulla folla fin che il Mossiere non chiama la prima Contrada. “Chiocciola!” A questo punto c’è un primo boato, ma poi subito silenzio (un po’ meno di prima) per sentire il nome della seconda e così fino a che non restano solo due cavalli fuori dai canapi e tutti vogliono sapere chi sarà di rincorsa. “Montone!” Fuori dai canapi resta cosi la grigia Fedora Saura e sono in festa i contradaioli del Drago anche se poi il loro fantino sciuperà tutto per un eccesso di tatticismo.

Ma il rumore più bello in assoluto del Palio lo si può percepire solo nelle prove del mattino, quando in Piazza ci sono meno spettatori, restando vicini alla pista: è quello ovattato degli zoccoli sul tufo, il galoppo leggero che non alza polvere e che è musica per le orecchie di chi ama questo gioco.